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martedì 20 aprile 2010

L'informazione nei Municipi

L’informazione è la linfa della democrazia. Se il controllo dell’informazione è in mano a poche persone il cittadino vive la democrazia a metà. Se l’azione dei comuni hanno come riferimento i gruppi di potere economico, l’informazione sarà sempre tendente al risultato finale sotto forma di propaganda elettorale. Le persone non solo devono conoscere per tempo i progetti per territorio ma dovranno essere parte di un sistema informativo partecipato per tornare finalmente a decidere.
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1. Accesso alla rete gratuito per ogni cittadino e introduzione dei ripetitori Winmax per l’accesso mobile e diffuso alla rete (wifi)

2. Educazione al web per tutti, in sede e nelle scuole del territorio.
(La rete non va combattuta o censurata. Internet per la sua struttura interna, ha mutato i nostri comportamenti in poco più di un decennio. Molti sono stati presi di sorpresa da questa rapidità trovandosi impreparati all'uso, e aggiungerei alla comprensione, di queste nuove tecnologie che garantiscono trasparenza nei contenuti. Spesso si mette a rischio la propria privacy, a volte la propria incolumità. Le politiche e i politici nel nostro paese non hanno favorito il processo di comprensione del mezzo. Il web risulta essere scomodo per chi ha costruito la propria forza sull'incompetenza e l'ignoranza delle persone. Il popolo deve rimanare ignorante. Volutamente, a mio avviso, si trascura ciò che sta portando e porterà ancora per molto, una ventata di sana democrazia nel nostro paese.)

3. Istituzione di un portale indipendente per il XIII Municipio dove consultare tutte le determinazioni dirigenziali con un archivio delle notizie di facile consultazione.

Informazioni e contenuti a cui dare particolare rilevanza nel portale web:
* In evidenza il calendario del Consiglio Municipale
* Sportello di conciliazione online (per le prime informazioni)
* Ricerca avanzata degli atti e ricerca modulistica
* Particolare rilevanza e visibilità per i bandi di concorso e resoconto dettagliato delle assegnazione di ogni singolo bando di gara consultabile per il download in formato (PDF)
* Elenco delle concessioni demaniali sul territorio con relative informazioni di carattere amministrativo e relative scadenze
* Sistemi di diffusione audio dei contenuti del portale (Audio Player) (ascolta) e versione per visitatori non vedenti. Implementazione di risorse per facilitare l'accesso alla cultura e all'informazione online da parte delle persone con ridotte capacità visive, ma anche per sensibilizzare la collettività sui temi legati alla minorazione della vista. Progetto per l'utilizzo delle future risorse connesse al motore di ricerca Accessible Web Search for the Visually Impaired di Google

* Creazione di una newsletter dove il cittadino può iscriversi scegliendo quali informazioni ricevere:
1. Convocazioni del consiglio del Municipio
2. Bandi di concorso
3. Determinazioni dirigenziali
4. News locali

* Associazione divulgazione delle statistiche alle graduatorie in genere e schema comparativo (semplificato) degli ultimi 10 anni.
* Istituzione di sondaggi in rete per decidere eventuali proposte.
* Istituzione di un forum dove il cittadino può trattare argomenti connessi al territorio.
* Circuito live e on demand che trasmetta in streaming tramite webcam tutte le convocazioni ordinarie e straordinarie del Consiglio Municipale.

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giovedì 15 aprile 2010

La parabola dei media sofferenti: “Guarda e leggi senza interferire, così che io possa rimanere credibile agli occhi dei miei lettori “



“Guarda che è vero l’ha detto la televisione” questo urlavano gli italiani del dopo guerra. Questo pensano, senza dirlo, gli italiani del nuovo millennio. Ma la rete ci salverà e a sostenerlo sono gli illuminati della nuova era mediatica che ruota vertiginosamente intorno a internet. La televisione impone canoni e ci rende tutti uguali annullando le differenze, contro tutti i principi democratici lobotomizza le menti. Senza differenze non c’è scambio di cultura non c’è confronto. Dal confronto nascono le idee. Le battaglie televisive tra "politicanti" servano a distogliere le attenzioni dai problemi effettivi e a vendere libri. Oggi il consenso lo si usa per il mantenimento delle poltrone e del potere. Il confronto deve ritornare alle origini e l’eletto deve essere la voce degli elettori che devono ritrovare trasparenza e potere decisionale. La carta stampata serve i partiti e incassa milioni di euro disinformando con notizie di parte. Soldi pubblici. Nulla esce dai giornali che abbia una coerenza o un’attinenza con la realtà, fosse solo per il fatto che essa non può essere la stessa per tutti. La manipolazione sistematica delle notizie serve il padrone che paga i suoi servi prelevando i soldi dalle tasche degli italiani.

La rete rende liberi da questo mal costume e permette l’interazione e lo scambio di idee che sono il sale della democrazia. L’informazione sul web è un bene comune a cui DEVONO AVERE ACCESSO. Qui io sono l’uno e l’altro, informatore e informato, giudice e giudicato, cittadino e politico. Le informazioni in rete sono soggette al giudizio delle persone che rendono una proposta degna di essere chiamata tale. Se non sei attendibile gli utenti affondano ogni tua speranza di prosperità sul web, mentre se la struttura delle tue argomentazione e ben supportata da ulteriori informazioni (links) e dal consenso degli utenti (commenti) il tuo contenuto beneficerà della viralità che la rete per natura contiene.

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venerdì 2 aprile 2010

Il Tempo della disinformazione è finito

“I soldi trasformano la politica in una montagna di merda. Il MoVimento 5 Stelle RIFIUTA ogni contributo elettorale in caso di elezioni. I soldi devono rimanere alla comunità. La nostra campagna elettorale è stata finanziata da contributi spontanei. La spesa sostenuta in ogni Regione è stata di circa 15.000 euro più il lavoro immenso e non retribuito di tante persone. Se venisse eletto in Regione un candidato, lo Stato dovrebbe versare al MoVimento 2/300 mila euro. Questi soldi non li vogliamo. Non li vogliono i nostri candidati. Se verranno eletti, riceveranno uno stipendio per la loro attività, se il MoVimento avrà bisogno di finanziare delle iniziative nelle singole Regioni li chiederà ai cittadini attraverso la Rete”. Questo scriveva Beppe Grillo sul suo Blog il 27 marzo 2010 alle 12:45. (vai all'articolo)

Questo scrive il 1 aprile 2010 Fabrizio dell'Orefice sul IlTempo.it "Grillo si piglia i soldi", seguito da sottotitolo: " Ha combattuto il finanziamento pubblico, ora gli spettano due milioni. E Beppe si guarda bene dal gridare che li restituirà allo Stato. E ora? Che fa? Che fa Beppe Grillo? Se li piglia o no questi maledetti soldi pubblici? E già il comico genovese accederà al finanziamento pubblico ai partiti. ... il movimento di Grillo che si chiama Cinque Stelle dovrebbe ottenere circa 1,7 milioni per la prossima legislatura (circa 340mila euro all'anno). E ora che fa? Riscuote l'assegno o lo restituisce?... Sui rimborsi elettorali va detto che è sempre stato piuttosto ambiguo. Beppe, per esempio, ha condotto campagne molto aggressive contro il finanziamento pubblico all'editoria. Battaglia che fu l'asse centrale del V-day seconda versione. Ma proprio sui fondi ai partiti o ai movimenti il leader del movimento anti-casta è sempre stato piuttosto vago. A tratti ambiguo. Non altrettanto i suoi... E adesso che faranno?" ( vai all'articolo )

Questo scrivevo ieri sul mio blog riguardo l’impossibilità di mentire in rete: “La rete è interazione da parte dei singoli individui che premiano le idee sulle basi di reali informazioni a loro volta giudicate da altrettanti cittadini. Noi tutti produciamo gli anticorpi che fanno di una notizia falsa, una notizia falsa. Le piazze virtuali sono monitorate e i dati e le statistiche sono visibili a tutti”.

Come potete vedere la conferma è arrivata in tempo record. Non c’è posto per l’informazione spazzatura in rete. Il Movimento 5 Stelle ha rinunciato a 1,7 milioni di euro di soldi pubblici per i finanziamenti ai partiti e Beppe grillo ha chiesto tramite i suoi avvocati al direttore de Il Tempo una rettifica immediata. ( leggi la lettera ) Noi invitiamo i nostri lettori a scrivere un email di protesta al direttore del quotidiano invitandolo a non diffondere tramite il giornale di cui è responsabile informazioni false.

Scrivi un email di protesta al direttore del Il Tempo m.sechi@iltempo.it

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mercoledì 10 marzo 2010

Internet for pace: un premio Nobel per ognuno di noi


La rete vincerà il premio Nobel per la pace ne siamo certi. Internet è molto più di un collegamento tra computer. Internet siamo noi provenienti da ogni angolo del globo che ci dirigiamo spediti verso un nuovo tipo di società. In rete prospera il dialogo la discussione ed il consenso dato dai singoli cittadini. La candidatura è già di per se un monito a chi nel nostro paese ha provato o sta provando a frenare un così grande processo di democratizzazione. Lo si spieghi a questi signori che il contatto reciproco è stato e sarà sempre il migliore antidoto contro l'odio e il conflitto e che i loro interessi non possono prevalere sulla volontà del popolo di cambiare. Un premio Nobel alla gente comune. Uno per ognuno di noi.

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martedì 2 marzo 2010

Video - Beppe Grillo parla della rete. La bocca della verità

"...e se automatismi sembrano portare l’Italia sempre di più verso una politica controllata e dominata dai media, sostengo che la rete riscatterà la nostra voglia di giustizia e legalità".



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giovedì 11 febbraio 2010

Google testa una linea internet cento volte più veloce. Se la tv passa sul web, inizia la vera liberalizzazione informativa.

L'azienda di Mountain View annuncia la fornitura sperimentale di connessioni in fibra ottica da 1 gigabit al secondo. Il servizio sarà testato in un numero limitato di località negli Stati Uniti.

Sta per suonare l’ultima ora. Forniranno connessioni internet a una velocità oltre 100 volte maggiore rispetto a quella attuale. Google ha svelato l'intenzione di entrare nel settore della connettività a banda larga, un passo destinato a portare scompiglio nel mercato degli internet service provider, e panico tra i padroni della tv tradizionale. Progettano di costruire e testare una serie di reti broadband ultra-veloci in un limitato numero di località negli Stati Uniti fornendo connessioni in fibra ottica da 1 gigabit al secondo a prezzi competitivi. L'azienda spera di trovare anche nuovi sistemi di produrre e posare i cavi in fibra ottica, condividendo i risultati con industria e ricercatori.

Ma il punto chiave di cui poco si parla è il passaggio della tv ad alta definizione su internet. Con una simile tecnologia ci si potrebbe sbilanciare affermando che le frequenze, per dirne una, di Canale 5 entro pochi anni potrebbero non valere più nulla. Non a caso Google si è garantita la proprietà di Youtube, che già oggi potrebbe abbattere gli ascolti televisivi del digitale terrestre. Mentre Murdoch di Sky compra per non rimanere fuori Myspace, il nostro governo rallenta il processo bloccando la banda larga, criminalizzando internet e cercando con la legge Romani di censurare Youtube. Paura.

Considerazioni si devono fare sulla partita, non da poco, dei pacchetti pubblicitari per la televisione, che sul web acquisirebbero un valore totalmente superiore per Google. Allo stato attuale un azienda paga percentuali prestabilite basate sui probabili acquirenti di un determinato audience, in quanto si possono conoscere solo statisticamente le loro esigenze. Google grazie al database delle tue intenzioni, raccolte dal suo motore di ricerca e associate al tuo indirizzo IP, potrebbe niente poco di meno trasmettere pubblicità mirata alle specifiche esigenza di un singolo individuo.

In poche parole, dopo che tu e il tuo vicino di casa avete cercato rispettivamente sul motore di ricerca di Google informazioni su pannolini e su di un probabile viaggio a Barcellona, durante la visione di Porta a Porta, si fa per dire, uno vedrà la pubblicità dei Pampers e l’altro quella di Alitalia. Il gigante di Mountain View così potrebbe offrire alle aziende pacchetti pubblicitari con il 100% di possibili acquirenti. Tradotto in ricavi una valanga di dollari, e un ridimensionamento dei poteri attuali nell’ambito dei media tradizionali. Ci rassicura il fatto che non riusciranno a fermare il processo di liberalizzazione che ormai è in atto. Dovranno rassegnarsi al fatto che il potere mediatico e l’informazione sono destinati a passare nelle mani di chi fa della sua forza la condivisione di informazioni e di contenuti, per lo più provenienti da comuni cittadini.

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martedì 2 febbraio 2010

Decreto Romani: Il modo di mettere in fila dietro giornali e televisioni, per un equa manipolazione, anche la rete.

Vorrebbero mettere un filtro generalizzato su internet restringendo le libertà informative, roba da dittatura Cinese. Ribadiamo le nostre più forti perplessità alla regolamentazione prevista dal decreto Romani in materia di web. Il Decreto, guarda caso, taglierà la pubblicità a Sky, mettendo a rischio YouTube in Italia, in quanto l'AgCom diventerebbe il controllore ufficiale, mentre l'upload di spezzoni televisivi su YouTube verrà messo sotto sorveglianza più stretta. Vogliono di fatto obbligare l'informazione online a comportarsi come i mezzi informativi tradizionali, quelli da loro controllati. Il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, dichiara: "Un filtro generalizzato su internet da una parte è restrittivo, come nessun paese occidentale ha mai accettato di fare, dall'altra è inefficace perché è un filtro burocratico a priori". Aggiungerei non degno di una democrazia. "Il problema internet esiste ma si dovrebbe discutere prima di educazione alla rete. Certo che interventi posteriori nel caso un sito delinqua sono necessari e dovuti, mentre un filtro a priori non è solo una cosa puramente burocratica, ma il modo di mettere in fila dietro giornali e televisioni, per un equa manipolazione, anche la rete.

Questo blog se verrà approvato il decreto farà disubbidienza civile. In caso di oscuramento del blog o di censura delle notizie il suo beckup verrà inserito in rete ad oltranza cambiando url. Aggiungeremo numeri crescenti alla parola analisicompleta. Es.
http://analisicompleta1.blogspot.com - http://analisicompleta2.blogspot.com

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domenica 24 gennaio 2010

Canone Rai: una delle tasse più odiate dagli italiani

In questi giorni, vi sarà arrivato a casa il bollettino del Canone Rai, una delle tasse più evase dagli italiani: ma anche una delle più odiate. La tassa che paghiamo ogni anno per poter usufruire dell’utilizzo della televisione. Sono 109 euro, è un’imposta che gli italiani pagano sul possesso dell’apparecchio televisivo. Questa classifica che vi vogliamo proporre non è una novità, ma oggi risulta essere di estrema attualità.

















Scopriamo allora quali sono le tasse più odiate dagli italiani (fonte contribuenti.it)

1. Accise su benzina: è stato calcolato che il 70 per cento del prezzo finale di un litro di benzina è rappresentato proprio dalle accise.
2. Canone Rai: al secondo posto di questa classifica, ecco comparire il canone Rai. Una tassa di possesso che oltre a non piacere agli italiani sembra insensata.
3. Tarsu / Tia: la tassa per lo smaltimento dei rifiuti o la tariffa di igiene ambientale. Pagare per la nostra immondizia non ci va giù. Più raccolta differenziata potrebbe risolvere parte del problema!
4. Canone depurazione acque reflue: questa tassa è per la depurazione delle acque di scarico.
5. Ticket sanitari: A determinare le antipatie per questa imposta deve essere stato l'altalenarsi della presenza di questa tassa nell'ultimo decennio.

Gli italiani odiano maggiormente le tasse indirette, quelle che vengono pagate senza fare un calcolo in base al reddito pro capite. Della serie le tasse sono uguali per tutti ma solo in alcuni casi, stessa somma per qualsiasi livello di reddito annuale. La rete si è già attivata come solo lei sa fare e Facebook propone il gruppo "Cancelliamo il canone Rai" . Sono 246 mila iscritti che sperano che il 2009 cancelli dalla classifica la tassa per il tanto odiato canone televisivo.

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martedì 19 gennaio 2010

Banda larga elettrica in ritardo: Qualcuno non vuole un popolo informato

La tecnologia c'è, in altri Paesi migliaia di utenti possono avere Internet veloce anche se non coperti da ADSL, in Italia i fondi sono andati al vecchio digitale terrestre.













Stiamo condannando l'Italia di domani a scontare ritardi infrastrutturali di oggi. I fondi che il Governo dovrebbe stanziare per colmare il digital divide, portando Internet a 20 Mb al 96% della popolazione ancora non ci sono. Sappiamo che ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil. Questa politica impaurita da internet non non può rimandare questi interventi e condannare l'Italia di domani a pagarne il conto. Qualcuno non vuole la diffusione della rete, qualcuno non vuole un popolo informato. Non dare ulteriore spazio a new media sembra essere prioritario per i centri di potere che vedrebbero con la banda larga sfilarsi graduatamente il potere mediatico dei mezzi di comunicazione. Il settore in Italia è vittima di un paradosso, quindi: la tecnologia è già pronta, ottimale per superare il digital divide anche grazie al Wi-Fi; ma la volontà dei politici e degli imprenditori, ognuno per i propri interessi, impedisce di metterne in atto le potenzialità. Da noi Enel è insieme il principale proprietario della rete e il massimo produttore di energia è non dovrebbe campare scuse e spiegare quali sono le ragioni dei ritardi accumulati, in modo da convincerci che qualcuno non trami impedimenti al processo di liberalizzazione e di verità che la rete sta portando in tutti i paesi.

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giovedì 14 gennaio 2010

Il silenzio imbarazzante dei media tradizionali che tremano quando Google cambia le regole

L'incapacità dei media occidentali di comprendere la centralità del digitale nel determinare il nostro futuro immediato, non permette a Google di diventare una sana causa democratica. Campanelli di allarme risuanano nel nostro paese scossi dalle paure del ministro Maroni per l'utilizzo di social network come Facebook, nonchè dal Senatore Schifani che non accetta all'ultimo momento un colloquio con Beppe Grillo perchè ci sarebbe stata una webcam a documentare l'incontro. Mentre la rete si è gia scatenata, si stenta a vedere o sentire quegli opinionisti di destra e di sinistra che si preoccupano di Google-News perché ruba un pò di pubblicità ai loro giornali. Giornali sempre e comunque di parte. Ma guarda un pò, con il loro silinzio nella guerra tra poteri forti scelgono il comunismo, con la sua armata di spie e clonatori di stato.

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Censura internet: Il governo cinese risponde a Google

Pechino risponde a Google. E, salvo clamorosi dietrofront rispetto alle dichiarazioni rilasciate ieri, Google dovrà a breve fare le valigie e lasciare il paese della grande muraglia. Mountain View aveva infatti chiarito di non volere più limitare le ricerche di informazioni con l'inserimento di filtri che censurino la circolazione di notizie considerate scomode. La portavoce governativa Jang Yu oggi ha annunciato la versione ufficiale dell'esecutivo guidato da Wen Jiabao: le imprese straniere «sono le benvenute» su Internet se «agiscono in accordo con la legge» cinese. Come dire: potete stare, ma solo se fate come diciamo noi. Ovvero, se i filtri imposti alle ricerche degli utenti restano. Inconcepibile dichiarazione che deve trovare nei fatti la ferma condanna dei governi democratici di tutto il mondo.



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mercoledì 13 gennaio 2010

Google interrompe la censursa in Cina: Tibet e Dalai Lama riprendono vita sul web



















Nella foto potete vedere Sergey Brin e Larry Page i fondatori di Google. Usando il loro motore di ricerca in queste ultime ore, migliaia di persone hanno avuto una stupefacente sorpresa vedendo apparire migliaia di risultati pertinenti per le parole Dalai Lama e Tibet. Cosa c'è di starno? Erano Cinesi. In modo deciso, Google ha comunicato nella notte appena trascorsa una notizia sostanzialmente importante che sospenderà ogni attività di censura dei contenuti nei risultati di ricerca del suo motore, “non rispettando più un accordo precedente col governo cinese”. L’azienda, non esclude di dover chiudere la sede in Cina a seguito di questa decisione. Quali sono le motivazioni? Perché – dice il colosso californiano – a metà del mese di dicembre è stato portato un attacco a scopo di intrusione senza precedenti. Ma non di hacker ragazzini, bensì di hacker spie che avevano come scopo quello di violare la mail degli attivisti di gruppi umanitari. Due di questi account di posta sarebbero stati violati. Se Google chiuderà le sue attività in Cina perdera milioni di dollari. Brin e Page gli azionisti di maggioranza e inventori del famoso motore di ricerca sembrano decisi a farne a meno. Google che fa paura dimostrando alla politica, con questo precedente, di essere fuori dal gioco controverso, calcolatore e monopolista delle parti.

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venerdì 18 dicembre 2009

Banda larga elettrica in ritardo: Qualcuno non vuole un popolo informato

La tecnologia c'è, in altri Paesi migliaia di utenti possono avere Internet veloce anche se non coperti da ADSL, in Italia i fondi sono andati al già vecchio digitale terrestre.

Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola si è rivolto spesse volte al premier Silvio Berlusconi chiedendo di sbloccare i fondi già previsti per la realizzazione della rete internet veloce. Nessuna risposta. Non possiamo condannare l'Italia di domani a scontare ritardi infrastrutturali. I fondi che il Governo dovrebbe stanziare per colmare il digital divide, portando Internet a 20 Mb al 96% della popolazione ancora non ci sono. Sappiamo che ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil. Il paese non può rimandare questi interventi e condannare l'Italia di domani a pagarne il conto.



Il settore in Italia è vittima di un paradosso, quindi: la tecnologia è già pronta, ottimale per superare il digital divide anche grazie al Wi-Fi; ma la volontà di dei politici e degli imprenditori impedisce di metterne in atto le potenzialità. Da noi Enel è insieme il principale proprietario della rete e il massimo produttore di energia è non dovrebbe campare scuse e spiegare quali sono le ragioni dei ritardi accumulati, in modo da convincerci che qualcuno non trami impedimenti al processo di liberalizzazione e di verità che la rete sta portando in tutti i paesi. La rete fa paura e qualcuno non vuole un popolo informato.

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lunedì 14 dicembre 2009

Gruppi Facebook: Milioni di utenti sono passati senza volerlo da fan della mozzarella e della pizza a sostenitori di Silvio Berlusconi

Sono numerosissimi i gruppi Facebook che durante la notte hanno cambiato nome. Milioni di utenti sono passati senza volerlo da fan della mozzarella, pizza e Ferrari a sostenitori di Silvio Berlusconi. L'ipotesi più accreditata sembrerebbe un furto d'identità che avrebbe permesso ai maleintenzionati hacker l'amministrazione dei gruppi del noto network. Sono moltissimi gli insulti e improperi per il furto telematico da parte degli utenti sulla piattaforme incriminate. Non manca chi vede lo zampino della politica, che si sarebbe procurata pagando, i consensi virtuali che gli mancano. Per ora il numero degli iscritti dei gruppi scende a ritmi vertiginosi, ma bisognerà aspettarsi una stabilizzazione che permetterà, se la situazione rimarrà attuale, una buona utenza e quindi una importante comunicabilità. Attenti alle imitazioni!














Gruppo "Solidarietà a Silvio Berlusconi" due milioni di persone che sul social network avevano aderito ad una campagna per il terremoto in Abruzzo e che, da un momento all'altro si sono trovati "iscritti" a una pagina completamente diversa.

Gruppo "Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia", 400mila fan del Made in Italy, ora inconsapevoli sostenitori del presidente del Consiglio.

Gruppo: il gruppo "No a Facebook a pagamento", trasformato in un gruppo di solidarietà al premier quasi due milioni di sostenitori.

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martedì 27 ottobre 2009

Il significato delle parole - Marco Montemagno - Censura Blogosfere

Blogosfere noto network in un’intervista a Mariolino Gevara, il co-amministratore dell’ex gruppo “Uccidiamo Berlusconi”, indirettamente commette una incondivisa opera di censura: “Mariolino Guevara aveva rilasciato anche alcune dichiarazioni molto forti contro Silvio Berlusconi che abbiamo preferito non riportare”, così si legge in una nota alla fine di un articolo pubblicato dallo staff.
Marco Montemagno, conduttore della trasmissione Sky “Io Reporter, è co-fondatore e amministratore delegato del gruppo Blogosfere, si è occupato spesso di libera informazione e rete nella sua trasmissione mostrandone il lato migliore, ma non possiamo non sottolineare un’incoerenza che solo nel web può trovare rapidamente conferma. Sarebbe auspicabile una linea che nelle pubblicazioni rispecchi i valori di base degli amministratori.

L'INTERVISTA CENSURATA
Come é nata l'idea del gruppo?
Io non sono tra i fondatori. Mi sono iscritto e ho ricoperto il ruolo di amministratore una decina di giorni fa. Mi trovavo in sintonia con lo spirito del gruppo.
Sei stato contattato dalle autorità giudiziarie?
No, e non credo che potrebbero arrivare a me. Scrivo da un internet café in forma anonima e in nessun paese sudamericano si devono fornire documenti per navigare.
Cosa ne pensi delle reazioni del Ministro Alfano al gruppo di Facebook?
Penso che innanzitutto ci abbia fatto un'ottima pubblicitá. In una settimana i membri sono triplicati, ma non capisco perché si sia accanito solo su questo quando molti altri riportano nel titolo la parola "uccidiamo" a cui si affiancano ad esempio i romeni, Travaglio, Santoro, i cani e i comunisti. Mi pare ingiusto colpire solo da una parte.
Non credi sia volgare e fuori luogo creare gruppi che si prefiggono di "uccidere qualcuno"?
No. Credo sia volgare andare con minorenni, prostitute, frequentare gente condannata per mafia come Mangano o Dell'Utri e fare leggi per sé che anziché salvare il paese risolvano particolari problemi giudiziari.
Come hai reagito alla risonanza internazionale del gruppo che hai creato?
In Sudamerica questa notizia non ha avuto alcuna risonanza. Vorrei aggiungere anche che, frequentando spesso contesti internazionali, molte persone che incontro, colte, mi domandano come sia possibile che il nostro premier conviva con conflitto di interessi e problemi giudiziari e nonostante questo abbia governato per più legislature.
Cosa volevi suscitare con la creazione di questo gruppo?
Vorrei far notare che, al contrario di quello che continuano a dire lui e i suoi servi nelle loro televisioni, la maggioranza della gente non sta dalla sua parte. A volte provo vergogna al solo pensiero di essere italiano. La mia famiglia mi ha insegnato regole e valori che non prevedono l'ammirazione per che un uomo con quasi due divorzi alle spalle, diversi figli e che frequenta prostitute. Il premier prima delle europee aveva promesso che avrebbe dimezzato i parlamentari e non ne ha tolto neanche uno. Aderire al gruppo di facebook é fare sentire la propria voce.
**Mariolino Guevara aveva rilasciato anche alcune dichiarazioni molto forti conto Silvio Berlusconi che abbiamo preferito non riportare.


CONCLUSIONI: E’ sicuramente di cattivo gusto riportare dichiarazioni che non rientrano in un linguaggio civile, ma non possiamo per questo non provare a raccontare l’idea liquidando il lettore con un “abbiamo preferito non riportare”.
Caro Marco il grande Eduardo De Filippo avrebbe sicuramente apprezzato quei meccanismi che nella rete rendono giustizia alle parole donando a l’utente, finalmente, la possibilità di fare un analisi completa. Sk tg 24 blog (montemagno)

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venerdì 23 ottobre 2009

Arrivata la comunicazione di Facebook la pagina "Uccidiamo Berlusconi" non verrà oscurata

Arriva la comunicazione degli amministratore di Facebook, che non oscurerà la pagina perchè non commette reato "Abbiamo attentamente controllato il gruppo Uccidiamo Berlusconi, il contenuto e le discussioni interne al forum (che parla diffusamente delle politiche di Berlusconi e delle sue dispute legali), non violano i nostri termini di utilizzo. Solo il nome del gruppo le vìola e abbiamo chiesto agli amministratori di cambiarlo", sostiene il direttore comunicazioni internazionali del social network, Debie Frost.

Abbiamo fatto ridere anche Palo Alto!

Aggiornamneti del 26.10.2009:

Si chiama Mariolino Guevara sempre che sia il suo vero nome, nella sua bacheca dichiara di risiedere a San Pedro Carchá, Guatemala. Come faranno i nostri ministri internauti a prelevarlo in Guatemala? Qui finisce che Guevara fonda il gruppo e gli italiani pagano.

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I Ministri Maroni e Alfano pubblicizzano il gruppo "uccidiamo berlusconi"

E bravi i Ministri Maroni e Alfano che con i loro interventi faranno arrivare un piccolo gruppo di 10.000 persone a più di 100.000 o magari a 1 milione. A due giorni dall'entrata in scena dei due cacciatori di spettri, siamo quasi a quota ventimila e scommetto che presto, vista la pubblicità internazionale, ne vedremo delle belle. Facebook ha quasi 300.000.000 di utenti iscritti, di cui 6.000.000 in Italia. Un gruppo sulla piattaforma con 10.000 iscritti ha un traffico sulla pagina di qualche centinaio di persone al giorno forse meno, per questo si sono scomodati. Parliamo di persone, che per la maggior parte delle ipotesi, cliccano sul centinaio di "iscriviti al gruppo" per non rientrarvi mai più. Ora, grazie alla brillante idea dei nostri politici, ci sono rientrati tutti e qualche milione di persone nei prossimi giorni visualizzerà la pagina incriminata, che sicuramente è di cattivo gusto, ma avrà un successo strepitoso grazie ad Alfano e Maroni i due ministri internauti.

Gli amministratori di Facebook e la proprietà del network risiede a Palo Alto in California e non sarà facile oscurare le pagine e disporre delle informazioni che la procura richiede, anche nell'ipotesi di reato allargato all'istigazione a delinquere e in caso del probabile rifiuto la Procura potrebbe far ricorso alle rogatorie internazionali, portando i tempi e di conseguenza le pagine più in là di quanto sarebbero dovute andare. I ministri iternauti quando hanno dichiarato che avrebbero oscurato immediatamente le pagine, probabilmente, non sapevano le difficoltà a cui andavano incontro. A dimostrazione che non conoscono la rete non potendo prendersela con nessuno in tempi stretti, dichiarano che inquisiranno tutti gli iscritti. Bella trovata! Altra dimostrazione d'incompetenza visto che registrati, e ancor di più dai prossimi giorni, vi saranno un 50% di persone di altri paesi, così dovranno arrestare qualche migliaio tra cinesi e giapponesi.

'Abbiamo dato disposizioni perché il sito contenente minacce al premier apparso su Facebook venga subito chiuso e denunciati alla magistratura quelli che sono intervenuti', ha annunciato il ministro dell'Interno Roberto Maroni al telegiornale delle 20, non sapendo che chiedendo di chiudere il sito e non le pagine, chiede di chiudere Facebook. "E' un problema di cultura: se passa il concetto che uno può scrivere impunemente queste cose, c'è il rischio che poi a qualcuno venga in mente di metterle in atto", ha proseguito Maroni. Si forse grazie alla pubblicità che gli avete fatto. La cultura della rete sicuramente manca a queste vecchie persone che hanno paura di una cosa che non conoscono, perchè se l'avessero conosciuta quel gruppo sarebbe stato solo l'opera di due qualsiasi.

AGGIORNAMENTI DEL DEL GIORNO DOPO:
Questa è bella per ribadire quanto di web questi politici non ci capiscano nulla, il gruppo incriminato sta cambiando nome ogni ora, (opzione possibile). Come faranno i nostri ministri internauti a stabilire chi si è iscritto con il nome incriminato (Uccidiamo Berlusconi) o chi come me si è iscritto con il nome "Uccidiamo politicamente Berlusconi". La faccenda si fa interessante, e previsione non fu mai più azzeccata, ora la pagina ha avuto il successo mediatico che non meritava.

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