Formigoni Podestà e Moratti sono stati coperti di fischi appena saliti sul palco, dopo il corteo che ha sfilato per i 40 anni della strage di Piazza Fontana. Ci sono stati anche momenti di tensione fra manifestanti dell'area antagonista e le forze dell'ordine, con lancio di sassi e petardi ai margini di piazza Fontana. Politici che hanno partecipato per essere vicini al dolore delle famiglie. Un doppio dolore: per la perdita dei propri cari e per una verita mai accertata. Dichiarazioni che non gli hanno risparmiato le contestazioni della piazza.
Letizia Moratti, ha ribadito di comprendere le contestazioni, ma "i fischi non aiutano la ricerca della verità". "Bisogna passare - ha concluso Letizia Moratti - dalla contestazione alla condivisione, perché questa è assolutamente utile alla ricerca della verità".

Non aiuta la politica del Ministro Mariastella Gelmini che dovrebbe prendere atto, visto che il dovere della memoria si impara sui banchi di scuola, che i manuali di storia non sempre sono buoni viatici. Il 70% dei testi sul Novecento destinati a ragazzi che devono arrivare alla maturità con nozioni anche sulla strage di Piazza Fontana, che il 12 dicembre 1969 segnò una svolta nella vita del nostro Paese, non parlano di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico precipitato dopo tre giorni di interrogatori da una finestra al quarto piano della questura di Milano. E quasi nessuno cita il nome del commissario Luigi Calabresi, che aveva interrogato Pinelli e, al termine di una campagna diffamatoria, venne assassinato il 17 maggio 1972 da un commando terroristico. Ma questa politica non sembra solo trascurare la ricerca della verità, ma soprattutto indica una via difficilmente comprensibile che sdogana i fischi e ci permette di affermare che forse questi politici se ne potevano stare a casa.











