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domenica 13 dicembre 2009

Piazza Fontana: la politica non aiuta la ricerca della verità

Formigoni Podestà e Moratti sono stati coperti di fischi appena saliti sul palco, dopo il corteo che ha sfilato per i 40 anni della strage di Piazza Fontana. Ci sono stati anche momenti di tensione fra manifestanti dell'area antagonista e le forze dell'ordine, con lancio di sassi e petardi ai margini di piazza Fontana. Politici che hanno partecipato per essere vicini al dolore delle famiglie. Un doppio dolore: per la perdita dei propri cari e per una verita mai accertata. Dichiarazioni che non gli hanno risparmiato le contestazioni della piazza.

Letizia Moratti, ha ribadito di comprendere le contestazioni, ma "i fischi non aiutano la ricerca della verità". "Bisogna passare - ha concluso Letizia Moratti - dalla contestazione alla condivisione, perché questa è assolutamente utile alla ricerca della verità".



















Non aiuta la politica del Ministro Mariastella Gelmini che dovrebbe prendere atto, visto che il dovere della memoria si impara sui banchi di scuola, che i manuali di storia non sempre sono buoni viatici. Il 70% dei testi sul Novecento de­stinati a ragazzi che devo­no arrivare alla maturità con nozioni anche sulla strage di Piazza Fontana, che il 12 dicembre 1969 segnò una svolta nella vi­ta del nostro Paese, non parlano di Giuseppe Pinel­li, ferroviere anarchico preci­pitato dopo tre giorni di interro­gatori da una finestra al quarto piano della questura di Milano. E quasi nessuno cita il nome del commissario Luigi Calabresi, che aveva interrogato Pinelli e, al termine di una campagna dif­famatoria, venne assassinato il 17 maggio 1972 da un commando terroristico. Ma questa politica non sembra solo trascurare la ricerca della verità, ma soprattutto indica una via difficilmente comprensibile che sdogana i fischi e ci permette di affermare che forse questi politici se ne potevano stare a casa.

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giovedì 3 dicembre 2009

Statua di ghiaccio di Berlusconi a Roma: Un leader che si scioglie

Una statua di ghiaccio che raffigura il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stata posizionata da Greenpeace ai Fori Imperiali di Roma, a fianco delle statue degli imperatori che a detta del Presidente della Camera Gianfranco Fini ispirerebbero il premier. Omaggio a seguito della decisione del Primo Ministro di partecipare ai lavori del vertice delle Nazioni Unite sul clima. Decisione da considerarsi sicuramente positiva, ma non bisognerebbe solo partecipare e fare vetrina, bensì prendersi carico dei problemi reali affrontando con politiche coerenti i problemi nazionali.














La statua di ghiaccio dovrebbe sciogliersi in circa quattro giorni, esattamente all'apertura del vertice di Copenhagen, il prossimo 7 dicembre. Sul clima, Berlusconi rischia di essere dunque un leader che si scioglie. Il ghiaccio del Popolo delle Libertà per liquefarsi dovrà attendere i primi caldi estivi, ma questa storia avrà modi e tempi diversi.

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mercoledì 4 novembre 2009

Privatizzare l'acqua significa quotare la nostra vita in borsa

Siamo di fronte alla vittoria del mercato, della merce, del profitto. Ci resta ormai poco o nulla di comune, vince la politica delle privatizzazioni vince l'interesse. Oggi l’acqua è il bene supremo che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’incremento demografico. Questa è la politica che nuota nel fango! Al senato si discute del l’articolo 23bis del decreto legge 112, di Tremonti approvato dal Governo Berlusconi. Questo articolo prevede che la gestione dei servizi idrici sarà sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. L’acqua potrebbe non essere piu’ un bene pubblico, ma sara’ gestita privatamente da multinazionali internazionali. Quelle stesse multinazionali che attualmente gestiscono le acque minerali. L'acqua dunque è vita, privatizzarla significa mettere la nostra vita nelle mani di persone senza scrupoli, significa quotare la nostra vita in borsa. Chi controlla i bisogni primari, controlla la società e qualcuno vuole questo, il controllo. PDL e PD questo lo sanno bene e lo accettano. L'acqua non è una merce, è un diritto, come respirare, parlare, amare. Siamo fatti di acqua e di sangue.



Purtroppo non tutti accedono a questo diritto, proprio per questo io non avrei mai immaginato che si potesse arrivare a privatizzare l'acqua, come non potrei mai immaginare che un giorno si venda e si compri sangue, oggi ne sono un poco meno sicuro!

Entra nel sito del Senato e leggi il resoconto stenografico della seduta 272 del 04/11/2009 e troverai alcuni responsabili.


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giovedì 29 ottobre 2009

Lettera a Maroni: mentre i poliziotti protestano per i tagli le sue ronde nelle città fanno flop

Signor Ministro le sue ronde sono a quota zero in quasi tutte le citta. Solo alcune richieste d'iscrizione negli appositi elenchi provinciali gestiti dagli uffici territoriali del governo, di cui tre a Roma e Milano. I "volontari per la sicurezza" sono ancora un'entità quasi del tutto sconosciuta nel resto d'Italia. Le prefetture, insomma, non sono state certo prese d'assalto in queste settimane dalle associazioni che avrebbe voluto vedere costituite. Avrà certamente avuto notizia della manifestazione che si è svolta il 28 ottobre a Roma con un corteo composto da 30 mila poliziotti per protestare contro i «tagli alla sicurezza del governo e contro il mancato stanziamento, nella Finanziaria 2010, di nuove risorse». Mi chiedo, se forse dopo quello che sembra essere un "flop" della sua proposta, non sarebbe stato meglio investire tempo e risorse per quella che si dimostrata essere l'unica fonte di sicurezza per i cittadini. Buon lavoro

Scrivi questa lettera di protesta al Ministro degli interni copiando ed incollando il testo
caposegreteria.ministro@interno.it

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mercoledì 21 ottobre 2009

La legge è scritta sulla sabbia. L'accesso al bagnasciuga è un diritto.

Amate il mare e avete la sensazione di sentirvi stretti in quelle file di cabine negli stabilimenti balneari? Oppure siete quelli della domenica che non vogliono pagare stagionalmente un ombrellone e una sdraio quanto un monolocale? Insomma vorreste farvi un tuffo nel vostro mare senza fare gimcane prima di arrivare all'acqua.

Ma ogni bagnante fai-da-te sa quanto è difficile trovare un numero di spiagge libere adeguato al fabbisogno delle persone di una singola località balneare. Il rapporto spiagge libere e stabilimenti balneari è rilevante, in quanto la politica di questi ultimi venti anni ha ridotto notevolmente le strutture libere, condizionando i bagnanti, che per trovare un poco di tranquillità, sono costretti a scegliere gli stabilimenti balneari. Tutto calcolato alla perfezione dai soliti noti.

Rivendichiamo il diritto di arrivare al mare senza pagare anche se c'è di mezzo la barriera del lido "privato". Perché fare il bagno senza sentirsi uno squatter non è una pretesa ma un diritto sancito dalla legge, che troppo spesso viene raggirato dai concessionari degli stabilimenti.

La legge è scritta sulla sabbia ed andare in uno stabilimento deve essere una scelta, non un obbligo imposto dalla mancanza di spiagge libere.

Sono due principi stabiliti dalla legge finanziaria per il 2007 (art. 1, commi 251 e 254 ) che in troppi casi hanno lasciato il tempo che trovano. I diritti del bagnante fai-da-te

Elenchiamo i diritti che ogni libero bagnante può far valere in caso di controversie con i gestori degli stabilimenti rivolgendosi alle autorità del posto.

• La battigia - intesa coma una striscia di sabbia di 5 metri che parte dal punto in cui arriva l'onda - è esclusa dalla concessione, quindi è a disposizione di tutti.

• Sulla battigia tutti possono camminare, sedersi e sdraiarsi. Deve essere garantito il passaggio e quindi nessuno (nemmeno lo stabilimento) può occuparla con oggetti ingombranti come ombrelloni, lettini ecc. E' possibile invece appoggiare gli abiti o l'asciugamano mentre si fa il bagno.

• L'accesso al mare deve essere sempre garantito e gratuito. Pertanto non può essere impedito il transito attraverso l'area in concessione per raggiungere la battigia né può essere richiesto un pagamento.




UN BUSINESS ALLETTANTE

Una curiosità: il canone che ogni stabilimento paga allo Stato per la concessione dell'area è fissato dalla legge. Se la spiaggia è considerata di categoria A ("ad alta valenza turistica") ed ha delle strutture fisse (ad esempio le cabine) si arriva ai 4,13 euro/mq all'anno. Ma la stragrande maggioranza delle spiagge è classificata in categoria B e si arriva a un massimo di 2,65 euro/mq. Uno stabilimento di 5.000 mq costa dunque poco più di 13.000 euro all'anno. Considerando che il prezzo di una cabina + ombrellone + sdraio per una stagione oscilla tra i 1.000 ai 4.000 euro, non è difficile capire che si tratta di un buon affare per i gestori.


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domenica 18 ottobre 2009

La politica non esiste più esistono solo uomini di spettacolo

Week end caratterizzato dalle solite polemiche, e dalle uscite strampalate dei nostri politici infrasettimanali che cercano a tutti i costi di fare notizia. Si discute ancora una volta di ora di religione islamica a scuola, dei calzini turchesi del Giudice Mesiano, che ha pronunciato la sentenza Mondadori, e di Inno Nazionale usato per pubblicizzare delle calze. Mentre a Firenze il degrado viene video documentato da telecamere per la sicurezza, un albergatore per arginare la maleducazione dei nostri giovani espone un cartello che chiede, perlomeno, di non urinare sulla porta finestra. I rapporti tra Stati Uniti e Iran sono sempre più compromessi e migliaia di persone al freddo aspettano la casa del post terremoto.

Messaggio in codice: Se oggi fa freddo rinfranchiamoci perchè dopo la pioggia dei prossimi giorni le previsioni dicono che tornerà il sole.


















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giovedì 15 ottobre 2009

Diritti umani: Passo indietro per Italia sull’omofobia



Il parlamento ancora una volta ha perso un’opportunità bocciando la legge sull’omofobia in Italia. Non è riuscito combattere questa discriminazione nei confronti degli omosessuali. Oggi forse verrà presentato un ddl contenente un inasprimento delle pene per chi commette reati relativi all’orientamento sessuale.


Tutta d’accordo l’opinione pubblica, viene smentita da una classe politica che sembra non rispecchiare il volere comune; prendendoci ancora una volta per il culo.




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giovedì 8 ottobre 2009

Baarìa: animalisti si scagliano contro Tornatore per un bovino macellato col punteruolo

Voglio paparlare del regista Tornatore che nel suo ultimo film Baaria ha rappresentato in una scena a dir poco raccapricciante, l'uccisione di un bovino con un punteruolo. La scena tanto criticata dagli animalisti, è stata girata in Tunisia senza alcun effetto speciale. Dura la reazione della lega antivivisezione (Lav) nei confronti del regista e della nota casa di produzione (Medusa). Penso che più controlli sui set cinematografici sarebbero auspicabili, rimane comunque la delusione non tanto riguardo l'operato della produzione, ma bensì per la mancata accortezza di un regista che comunque rimane di notevole spessore.




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mercoledì 7 ottobre 2009

Partecipiamo alla battaglia per la liberazione dei cinque cubani detenuti da 11 anni nelle prigioni degli Stati Uniti

Quello che Hugo Chávez, il Presidente Venezualano chiama l’impero degli Stati Uniti, dopo aver combattuto una battaglia, condotta almeno in parte per la presunta minaccia che rappreseta l'Iraq, non può essere credibile quando dichiarando guerra al terrorismo e incarcera chi lo combatte. Gli Stati Uniti hanno ammesso di aver cercato di assassinare il capo dello stato cubano, Fidel Castro, almeno 11 volte, hanno invaso il territorio cubano, ed hanno diffuso sostanze tossiche nei campi e tra gli animali allevati.



I FATTI:

Cinque nazionalisti cubani sono stati imprigionati a Miami, con l'accusa di spionaggio.

Quei cinque, mentre operavano attivamente per detenere gli atti di terrorismo che gli esiliati cubani di Miami organizzavano contro Cuba, scoprirono un complotto che si stava organizzando contro l'isola ed informarono la loro popolazione dell'accaduto.

Il Governo cubano avvisò quello statunitense per scongiurare ulteriori attentati terroristici 8oltre 3000 morti per attentati terroristici)

La risposta degli Stati Uniti alle relazioni presentate dal governo cubano non si fece aspettare: accusarono i Cinque di spionaggio.

I cinque cubani vennero condannati per aver scoperto uno dei tanti atti terroristici verso Cuba, ricevendo condanne dai 15 anni sino a due ergastoli.

Gli Stati Uniti hanno colpito una nazione che ritenevano responsabile di atti terroristici, come l’Iraq, ma si sono opposti al fatto che altri abbiano difeso il proprio paese da eventi simili.

Da 11 anni i cinque cubani sono rinchiusi nelle prigioni degli Stati Uniti, senza aver violato nessun segreto militare, e solo per aver raccolto informazuioni per difendere il loro paese e salvare vite umana, sventando almeno 170 azioni di terrorismo. Solo per questo sono stati imprigionati nei gulag dei nordamericani.

I Rabiblancos, come vengono chiamati i più rabbiosi nemici di Castro, sono coloro che organizzano il terrore contro Cuba e sembra evidente che vengono appoggiati indirettamente dagli Usa. Libertà per i cinque!

Vedi anche Antiterroristas.cu
Associazione Italia Cuba


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