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sabato 27 marzo 2010

NESSUN DORMA

Il popolo oggi non può essere un soggetto storico come lo è stato nel 1968. Allora grandi movimenti di massa spontanei attraversarono quasi tutti i paesi del mondo con la loro carica contestativa e sembrarono far vacillare governi e sistemi politici in nome di una trasformazione radicale della società. All’epoca esisteva un conflitto tra due specifiche volontà e gli interessi di un operaio non erano quelli del suo padrone. Per questo ci fu uno scontro. Oggi operai e padrone sono la stessa cosa. Oggi non ci sarà nessuna rivoluzione perché non c’è nessuno con cui prendersela. Le decisioni che contano vengono prese altrove. Padrone e operaio sottostanno al mercato e allo stato attuale combattere il mercato è cosa impossibile. I nostri uomini politici in genere sono tutti strettamente collegati ai vari padroni del mercato e giocano un ruolo marginale ma importante tramite il governo nel cercare di prevenire che i cittadini abbiano, sappiano e si ribellino.

LA LIBERTA’ VIGILATA
Il governo mantiene l’ordine e vigila sulle risorse disponibili e sul potere economico del singolo cittadino, consapevole che nella nostra società il lavoro che si tramuta in potere d’acquisto per un cittadino e sinonimo di libertà.

L’INFORMAZIONE CONTROLLATA
Il controllo dei mezzi di comunicazione di massa, il controllo dell’informazione e la divulgazione delle idee. L’uomo non può che giudicare sulla base delle informazioni che possiede. Nascondere e divulgare, confondere e sistematicamente smentire.

IL CONTROLLO CELEBRALE
La droga e l’alcol spengono le coscienze dei giovani dandogli l’illusione di vivere in un mondo per cui non vale la pena perdere tempo a cercare un futuro socialmente migliore.

IMBARBARIMENTO CULTURALE
Il controllo delle risorse per l’istruzione gioca un ruolo fondamentale in quanto solo un popolo ignorante può essere manipolato e controllato. Non da meno l’intento di rendere i singoli individui simili l’uno con l’altro eliminando tutti i principi nobili e rendendo i più giovani estimatori di modelli vuoti ma allo stesso tempo irraggiungibili.

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lunedì 1 febbraio 2010

Economia e fisco ko: Possibile che tocca alla mafia rilanciare l'economia di questo paese?

L'informazione di questi giorni comunica i dati su fisco, crisi economica e mafia. Un mix esplosivo che porta necessariamente a raccapriccianti riflessioni. Sono appena 149mila i contribuenti che nel 2009 hanno denunciato redditi superiori a 150mila euro, e a dichiararlo sono soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati. I dati nello specifico dimostrano che non c'è equità e fedeltà fiscale. Oggi quei pochi che pagano non hanno mai pagato così tanto. Solo nel mese di dicembre 2009 si sono persi 300mila posti lavorativi, le industrie soffrono e gli italiani sentono sempre più il peso della grave crisi economica che ha investito il pianeta nell'ultimo anno. La mafia no. Lei è la prima industria del Paese, solida fonda le proprie basi sull'ignoranza e le necessità della povera gente. Di questi tempi non manca. Fatturato 135 miliardi di euro nel 2009, il 7% del PIL italiano. solo 25 miliardi provengono dall'usura, 60 miliardi dallo spaccio di stupefacenti, 15 miliardi l'economia, più di 6 miliardi appalti pubblici (costruzioni e sanità), 26 miliardi il riciclaggio di denaro sporco. Da quello che dice Beppe Grillo, e c'è da credergli, la mafia dà lavoro anche agli avvocati, spende 800 milioni di euro in spese legali. In rapida crescita è per loro questo un momento d'oro. Abbiamo toccato il fondo o ci resta ancora da scavare? Possibile che tocca alla mafia rilanciare l'economia di questo paese?



Informati "Mafia pulita un libro di Veltri Elio"

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venerdì 29 gennaio 2010

Italia: Un paese per vecchi con molte storie di ordinaria disoccupazione

Mentre il tasso di disoccupazione giapponese nel mese di dicembre è sceso con 470 mila nuovi lavoratori, noi in Italia superiamo un record, quello dei senza lavoro. Nel mese di dicembre il più alto degli ultimi sei anni con più di 300 mila posti lavorativi in meno, il livello più elevato da almeno gennaio 2004. Forse il Ministro della Pubblica Sfunzione quando preme sul far uscire da casa i tanto nominati bamboccioni, immagina di essere il famoso spadaccino Miyamoto Musashi grande samurai giapponese. Forse i ventenni come dice il Ministro Brunetta dovrebbero si andar via di casa, ma per lasciare questo paese. Questione di dignità e non per chissà quale psicologico risvolto interiore, ma per materiale necessità e spirito di sopravvivenza. Voglio citare Curzio Maltese, che scrive: “All’estero sarei sempre trattato meglio. Mentre qui si tratta di fare i bamboccioni per chissà quanto tempo. [...] Questo non è un Paese per giovani. Soprattutto se intelligenti, curiosi, originali“. E, dopo aver passato in rassegna le straordinarie opportunità offerte dal Belpaese a un/una ventenne, tra Grandi Fratelli, Veline o posti all’Europarlamento per ex-Veline, conclude: “Così funziona qui, ma il mondo per fortuna è vasto e meraviglioso. Che male c’è a volerlo conoscere?”

Questa è l’Italia: un Paese per vecchi gestito da retrogradi che tengono ben legata la fantasia all'ordine delle loro cose, non guardando al passato, ne al presente e chiudendo ogni strada accessibile al futuro.


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martedì 1 dicembre 2009

Disoccupazione in aumento. Balzo indietro di sei anni

Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il livello più alto da novembre 2004. Questo è un problema vero. Lo rileva l'Istat precisando che nel mese di ottobre i senza lavoro superano i 2 milioni.

















Un balzo indietro di sei anni conferma in maniera evidente quello che gli italiani sanno bene, la crisi picchia duro e colpisce la gente comune, i giovani precari, le piccole imprese. Auspichiamo mobilitazioni che abbiano come argomento primario il tema del lavoro, proteste di piazza e proposte concrete per difendere il lavoro e dare una spinta che sia utile per uscire dalla crisi.

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giovedì 29 ottobre 2009

Lettera a Maroni: mentre i poliziotti protestano per i tagli le sue ronde nelle città fanno flop

Signor Ministro le sue ronde sono a quota zero in quasi tutte le citta. Solo alcune richieste d'iscrizione negli appositi elenchi provinciali gestiti dagli uffici territoriali del governo, di cui tre a Roma e Milano. I "volontari per la sicurezza" sono ancora un'entità quasi del tutto sconosciuta nel resto d'Italia. Le prefetture, insomma, non sono state certo prese d'assalto in queste settimane dalle associazioni che avrebbe voluto vedere costituite. Avrà certamente avuto notizia della manifestazione che si è svolta il 28 ottobre a Roma con un corteo composto da 30 mila poliziotti per protestare contro i «tagli alla sicurezza del governo e contro il mancato stanziamento, nella Finanziaria 2010, di nuove risorse». Mi chiedo, se forse dopo quello che sembra essere un "flop" della sua proposta, non sarebbe stato meglio investire tempo e risorse per quella che si dimostrata essere l'unica fonte di sicurezza per i cittadini. Buon lavoro

Scrivi questa lettera di protesta al Ministro degli interni copiando ed incollando il testo
caposegreteria.ministro@interno.it

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