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sabato 13 febbraio 2010

La mia storia d'amore con l'italia è in crisi

La mia storia d’amore con l’Italia è in crisi. Una visione di un paese razzista, di destra e corrotto affievolisce le mie passioni. Il nostro è un paese dove c'è tepore al posto del freddo, luce al posto del buio, passione al posto di repressione. Negli ultimi anni mi sono interessato alla lingua, all’arte e, ovviamente, alla storia del nostro paese, ma non me la sono fatta raccontare, io me la sono andata a cercare, nascosta. Una storia per libri che non si sarebbero mai venduti.

Rimasi affascinato anche dalla politica. Mi viene in mente la Bologna città moderna impeccabile, attiva e straordinaria della sinistra italiana colta e acuta allo stesso tempo. Non esiste ormai più la combinazione accattivante tra socialismo e stile. Dio mi è testimone che non voglio scaricare tutte le responsabilità su Berlusconi che, nonostante mi ritrovi spesso a scrivere di lui, rimane a me indifferente. E se automatismi sembrano portare l’Italia sempre di più verso una politica controllata e dominata dai media, sostengo che la rete riscatterà la nostra voglia di giustizia e legalità. La storia degli ultimi 150 anni con le sue catastrofi e l'alternanza di governi di destra, può farci pensare che il bel paese non è mai stato quel paradiso liberale di cui si illudono a volte i progressisti europei. Un paese il nostro molto più corrotto, depravato, razzista e anarchico di quanto possiate immaginare. Qual è la mia Italia dunque? Semplice. E' un Italia seria, dignitosa, coraggiosa, un Italia meritevole di rispetto, quel rispetto che nemmeno mezzo secolo di democrazia è riuscita a guadagnarsi. Quando si vuole deconcentrare l'attenzione su qualcosa di sporco basta crearne in successione tante altrettanto sporche. Sveglia dunque si aprano gli occhi dinanzi al totalitarismo che non può che sminuire i singoli pregi di un paese che culturalmente merita di più.

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mercoledì 6 gennaio 2010

Umar Faruk Abdulmutallab: Esplosivo nascosto nelle mutande fa saltare il sistema di sicurezza













La preoccupazione per i falliti attentati terroristici tiene banco nel sistema informativo. Umar Faruk Abdulmutallab arrestato per il fallito attentato dei giorni scorsi, è stato in grado di salire a bordo dell'aereo Usa con esplosivo nascosto nelle mutande, e avrebbe potuto causare la morte di centinaia di persone. Risulta evidente che la sicurezza ha fallito in maniera disastrosa. Se da una parte ci si spende per smantellare le reti terroristiche una volta per tutte, dall'altra si dovrebbe spendere risorse adeguate per la prevenzione e la sicurezza dei cittadini. Scoprire gli errori commessi e correggerli al più presto per evitare che si possano ripetere nuovi attacchi è l'unica politica auspicabile.

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domenica 3 gennaio 2010

Obama lo Yemen e un premio Nobel per la pace

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YEMEN, CHIUDONO AMBASCIATE - UCCISI DUE MILITANTI AL QAIDA
Almeno due militanti di Al Qaida sono stati uccisi e un altro è rimasto ferito in scontri armati con le forze di sicurezza yemenite. Lo rende noto una fonte delle forze di sicurezza, che ha detto che "combattimenti sono ancora in corso".

Il funzionario della sicurezza yemenita che ha dato la notizia dell'uccisione in combattimento di due militanti di Al Qaida, ha detto che i due sono ritenuti collegati alle minacce che hanno indotto gli Stati Uniti a chiudere la loro ambasciata a Sanaa. "Si ritiene che questi elementi siano collegati alle minacce dirette all'ambasciata statunitense", ha detto la fonte. Le ambasciate Usa e britannica a Sanaa oggi sono chiuse entrambe per il secondo giorno consecutivo.

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sabato 2 gennaio 2010

L'Iraq è la guerra di ieri, l'Afghanistan la guerra di oggi, lo Yemen quella di domani

HONOLULU (HAWAII) - Il presidente Usa Barack Obama ha attribuito alla branca yemenita di Al Qaida la responsabilità di aver armato e addestrato il fallito attentatore del volo Amsterdam-Detroit. Se lo ha fatto sicuramente i suoi servizi segreti hanno raccolto informazioni certe che portano in quella direzione.
Il presidente degli Stati Uniti ha parlato durante la sua vacanza a Honolulu. Riferendosi al giovane nigeriano arrestato, Umar Faruk Abdulmutallab, Obama ha ribadito: "Noi sappiamo che veniva dallo Yemen, un paese in preda a una grande povertà e a insurrezioni sanguinose. Risulta che abbia aderito a una branca affiliata ad Al Qaida e che questo gruppo della penisola araba l'abbia addestrato, equipaggiato con gli esplosivi e diretto per l'attacco a questo aereo in rotta verso l'America".




















Ecco che la guerra al terrorismo si allarga: oltre all'Afghanistan e all'Iraq, gli Stati Uniti hanno "discretamente" aperto un terzo fronte contro al Qaida nello Yemen. Lo Yemen come rifugio e incubatrice del terrorismo che verrà, è dunque possibile che una nuova offensiva in nome della pace sia alle porte del nuovo anno. Altre polemiche si aggiungono a quelle sull'intervento in Iraq, la guerra di ieri. Ulteriori dubbi si uniscono alla guerra di oggi, l'Afghanistan. Perplessità si manifestano alla guerra di domani lo Yemen.

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mercoledì 28 ottobre 2009

Bin Laden è vivo? Inquadrato in un video di bassa qualità

Alcuni fotogrammi mostrano un uomo che assomiglia al fondatore di Al Qaeda. Ma la qualità dei fotogrammi è pessima



















Alcune immagini sfocate che ritraggono un presunto Bin Laden sono emerse da un video girato in occasione della festa Eid Al Fitr. A intercettare i frammenti è stata Intelcenter una «società» americana che si occupa di propaganda islamista. Se le immagini fossero davvero quelle di Osama andrebbero a smentire le insistenti voci che lo davano morto.

LE MIE PERPLESSITA': Ma se lo sceicco era davvero nella folla che seguiva il discorso di uno dei principali esponenti del movimento jihadista, non sta facendo la vita del topo rintanato in un bunker. E se partecipa ai comizi perché non lo si vede in filmati di qualità databili, che abbiano una risonanza mediatica e propagandistica eccezionale.

Proprio ora che l’amministrazione Usa deve decidere sulle sorti dell' Afghanistan, sembra che vivo o morto non faccia differenza. Rimangono particolari irrilevanti di fronte al fatto che le argomentazioni precedentemente esposte dimostrano che potrebbe essere morto.

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lunedì 19 ottobre 2009

Italia accusata di pagare i talebani per moderare gli attacchi

Come al solito i giornali nazionali confondono quando l’informazione va al di la delle linee politiche che rischiano di fare una pessima figura con gli elettori.



















Il Punto:

La notizia è fresca di giornata: il Governo degli Stati Uniti ha riconosciuto che lo scorso anno, è stato discusso il versamento di somme di denaro ai talebani da parte degli italiani.

Sembrerebbe che in un momento di difficoltà a fermare gli attacchi talebani al contingente italiano in Afganistan siano state le mazzette nazionali.

Un comandante dei talebani e due alti funzionari afgani confermarono che le forze italiane strinsero accordi per prevenire attacchi contro le loro truppe. Un alto funzionario francese gli disse che gli italiani avevano pagato i talebani per moderare gli attacchi dimenticandosi di rendere noto l’accaduto.

In una dichiarazione ufficiale il primo Ministro italiano dichiara di non aver consentito alcuna forma di pagamento verso i membri della rivolta talebana.

Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, dopo le richieste esplicative sul caso giudicato molto grave da parte dell’opposizione francese, ha definito le accuse spazzatura.

Hervé Morin ministro della Difesa francese, ha ribadito che il pagamento di somme di denaro ai talebani vìola ogni dottrina militare. Ha poi aggiunto: "Non ho ragione di dubitare della parola del Governo italiano".

Conclusioni:

Non penso che si arriverà ad una conclusione veritiera sull’accaduto, di certo i nostri ragazzi meritano il rispetto e l’attenzione che si deve a chi rischia la propria vita per un futuro migliore nel nome di una democrazia che suscita sempre più perplessità nei modi, perlomeno, in cui la si vuole promuovere. Una politica generale, poco chiara, che pretende che gli si creda ad occhi chiusi, non riempie il bicchiere che rimane ancora una volta, mezzo vuoto o mezzo pieno.


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domenica 11 ottobre 2009

Barack Obama si impegna a favore dei Gay - Il presidente Usa parlava alla cena di un gruppo omosessuale

WASHINGTON - Barack Obama ha detto che lotterà per la causa dei gay e ha rinnovato l'impegno a porre fine alle restrizioni nei loro confronti nell'ambito delle forze armate. Lo ha dichiarato durante una cena della Human Rights Campaign, un gruppo omosessuale. Ad oggi vige nacora la formula con la quale si riassume l'attuale politica delle forze armate statunitensi nei confronti degli omosessuali: è vietato il servizio militare agli omosessuali dichiarati, ma se uno non manifesta apertamente il suo orientamento sessuale, nessuno può chiedergli niente. Forse meriterebbe anche un Nobel per le pari opportunità!


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sabato 10 ottobre 2009

Obama premio Nobel per la pace nel paese delle guerre

Questa mattina tutti si stanno chiedendo perche l’illustre Comitato per il Nobel abbia assegnato il premio per la pace al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama? Probabilmente il Comitato ha dato grande importanza agli sforzi che sta compiendo per avere un mondo senza armi nucleari. Qualcuno obietterà “ma non ha ottenuto risultati”. Ma d'altra parte Obama da presidente ha creato un clima nuovo nelle relazioni internazionali, portando il ruolo delle Nazioni Unite in una posizione centrale. Insomma premiato l’uomo e non la politica dei risultati, premiato il dialogo come arma contro le armi.



Un Nobel che porta le guerre condotte dagli Usa negli ultimi 15 anni su di un altro libro di storia, che profuma di trabocchetto che rischia di rendere parodia un Presidente alla vigilia della decisione sull'Afghanistan, che potrebbe rivelarsi «il Vietnam di Obama». Ora voglio proprio vedere se adesso Obama invierà nuove truppe a fare la guerra.


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mercoledì 7 ottobre 2009

Partecipiamo alla battaglia per la liberazione dei cinque cubani detenuti da 11 anni nelle prigioni degli Stati Uniti

Quello che Hugo Chávez, il Presidente Venezualano chiama l’impero degli Stati Uniti, dopo aver combattuto una battaglia, condotta almeno in parte per la presunta minaccia che rappreseta l'Iraq, non può essere credibile quando dichiarando guerra al terrorismo e incarcera chi lo combatte. Gli Stati Uniti hanno ammesso di aver cercato di assassinare il capo dello stato cubano, Fidel Castro, almeno 11 volte, hanno invaso il territorio cubano, ed hanno diffuso sostanze tossiche nei campi e tra gli animali allevati.



I FATTI:

Cinque nazionalisti cubani sono stati imprigionati a Miami, con l'accusa di spionaggio.

Quei cinque, mentre operavano attivamente per detenere gli atti di terrorismo che gli esiliati cubani di Miami organizzavano contro Cuba, scoprirono un complotto che si stava organizzando contro l'isola ed informarono la loro popolazione dell'accaduto.

Il Governo cubano avvisò quello statunitense per scongiurare ulteriori attentati terroristici 8oltre 3000 morti per attentati terroristici)

La risposta degli Stati Uniti alle relazioni presentate dal governo cubano non si fece aspettare: accusarono i Cinque di spionaggio.

I cinque cubani vennero condannati per aver scoperto uno dei tanti atti terroristici verso Cuba, ricevendo condanne dai 15 anni sino a due ergastoli.

Gli Stati Uniti hanno colpito una nazione che ritenevano responsabile di atti terroristici, come l’Iraq, ma si sono opposti al fatto che altri abbiano difeso il proprio paese da eventi simili.

Da 11 anni i cinque cubani sono rinchiusi nelle prigioni degli Stati Uniti, senza aver violato nessun segreto militare, e solo per aver raccolto informazuioni per difendere il loro paese e salvare vite umana, sventando almeno 170 azioni di terrorismo. Solo per questo sono stati imprigionati nei gulag dei nordamericani.

I Rabiblancos, come vengono chiamati i più rabbiosi nemici di Castro, sono coloro che organizzano il terrore contro Cuba e sembra evidente che vengono appoggiati indirettamente dagli Usa. Libertà per i cinque!

Vedi anche Antiterroristas.cu
Associazione Italia Cuba


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